Professional Branding

Professional Branding con Linkedin

Mirko Corna Business 0 Comments

Cos’è e perchè è importante il professional branding

Sono numerosi i guru, o presunti tali, che credono di aver trovato la ricetta giusta per creare un brand professionale. Alcuni sono semplici millantatori, altri però ..

In Linkedin ho scoperto un video molto interessante sul Professional Branding. Il video è un corso tenuto dall’ing. Leonardo Bellini all’università MIP di Milano, che potete visionare qui sotto.

A mio avviso, il video è interessante perché l’Ing Bellini non si limita a dire cosa è il personal branding su Linkedin ma fornisce una serie di piccoli trucchi su come migliorare la propria reputazione e, soprattutto, da riferimenti precisi su siti di ranking, libri e ricerche.

Partiamo fin da subito dicendo cosa è il professional branding. Lo faccio così: conoscete i brand nazionali Generali, Eni, Telecom, Enel, Gucci? Questi sono i primi 5 nella classifica top 500 dei brand italiani più importanti al mondo. L’obiettivo quindi è quello di farsi conoscere, promuoversi e valorizzarsi agli occhi dei propri clienti. Il professional branding segue lo stesso concetto riportando tutto ad un livello personale e professionale.

The Brand Called You

The Brand Called You

Un interessantissimo articolo, che vi consiglio di leggere, sul personal branding è scritto da Tom Peters, CEO di FastCompany, dal titolo “The brand called you” – “la marca chiamata te”. Nel lontano 1997 suggeriva come il CEO, l’amministratore delegato ed il responsabile del marketing dell’azienda “Tu s.p.a.” siano la stessa persona: TU!

 

 

The strat-up of you

The strat-up of you

Nel tempo, altri importanti personaggi hanno proseguito il pensiero di Peters, ad esempio Reid Hoffman, co fondatore di linkedin, che ha scritto il libro “The Start-up of you”.

“Il tuo personal Brand è la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner ti sceglie”. Per dirla con un termine inglese “Top of mind”, te al posto di qualcun altro.

Se l’obiettivo è promuoversi, le prime domande che ci dobbiamo porre sono: in che posizione siamo? Qual è la nostra visibilità?

Un tool che può aiutarci a scoprire quale sia il nostro ranking è klout. Dopo esserci registrati, avremo la possibilità di connettere tutti i nostri social e scoprire quello che klout chiama, il nostro impatto. Joe Fernandez descrive così il proprio prodotto a wired “Klout analizza milioni di singoli dati ogni giorno per comprendere chi sono i migliori creatori di contenuti, aiutarli a essere sempre migliori e aiutare i brand a entrare in contatto con queste persone.” In media, l’indice è circa 41, a 50 e più punti siamo buoni produttori di contenuti, sopra i 60 e i 70 punti siamo creatori di contenuti particolarmente attivi. In sostanza klout ci fornisce quanto ci distinguiamo dalla massa, quanto siamo visibili.

Dopo aver compreso quale sia la nostra posizione, dobbiamo concentrarci su come ci vedono gli altri e comunicargli quale sia la nostra unicità come professionisti.

Per fare questo, Linkedin deve diventare il fulcro del nostro ecosistema digitale. Ma la domanda che spesso sento dai colleghi è: come può Linkedin aiutarmi a creare un mio brand se serve solo a cercare lavoro? Niente di più sbagliato! Linkedin non serve solo a trovare lavoro; non è una grossa banca dati di tutti i CV, anzi. Linkedin ci permette di crearci la nostra identità, di creare relazioni con altri professionisti e altre aziende e, non da ultimo, Linkedin è conoscenza. Linkedin, più di tutti, è stato per me il più grande raccoglitore di informazioni su libri, corsi, tendenze, start up ed innovazioni.

In base al nostro profilo, Linkedin può farci trovare da nuovi datori di lavoro, creare il proprio network, sviluppare il proprio brand professionale, identificare nuovi talenti (se siete HR manager e recruiter), ottimizzare il processo di vendita (se siete Sales Manager) oppure accrescere il business networking (se siete business manager).

Sintetizzando i punti cardine possiamo fare su Linkedin:

  • Awareness: fatti trovare, renditi visibile;
  • Interest: rendi il tuo profilo interessante per il tuo “cliente”;
  • Engagement: pubblica e condividi contenuti utili e coinvolgenti;
  • Conversion: trasforma i tuoi contatti in clienti.

La parola “cliente” è usata con un’accezione generale del termine. Il “cliente” può essere il futuro datore di lavoro, una persona con cui volete mettervi in contatto, un nuovo partner e via discorrendo.

Lo stesso Linkedin ci fornisce metriche sull’andamento del nostro brand reputation. Prime tra tutte il numero di visualizzazioni del nostro profilo, il numero di contatti da selezionatori, il numero di richieste di connessioni ed infine il numero di condivisioni dei nostri post.

Uno strumento chiave per misurare l’impatto delle nostre attività è quello che Linkedin chiama SSI (Social Selling Index), strumento nato per i sales manager ma che può servire per tanti altri professionisti. Lo SSI misura la nostra efficacia a creare un brand professionale, a trovare le persone giuste, ad interagire con informazioni rilevanti e a costruire relazioni.

Un altro strumento per tenere traccia del nostro ranking e scoprire le parole da utilizzare nel profilo per renderci unici è l’immancabile Google. Grazie al motore di ricerca possiamo scoprire le parole più ricercate dai nostri “clienti”, evitare le parole ad alta concorrenza e quelle che non farebbero risaltare il nostro profilo. Un altro interessante tool è SemRush, che svolge pressappoco le stesse funzioni.

Altra strategia per ricercare cosa vuole il cliente è indagare nel suo mondo. Poniamo, ad esempio, di voler cambiare lavoro e siamo dei marketing manager. Selezioniamo 5 o 10 offerte di lavoro che potrebbero interessarci ed inseriamole in TagCrowd. Otterremo in pochi istanti la lista delle parole più ricercate negli annunci di lavoro.

Una volta ottenute le parole chiave, dobbiamo astutamente nasconderle in bella vista all’interno del nostro profilo, ad esempio nella voce “settore”, nella qualifica, nella posizione lavorativa attuale o, perché no, direttamente nell’URL del profilo.

Spesso leggiamo che la foto è fondamentale per un profilo efficace, senza fornire altre indicazioni. Il tema è molto importante se consideriamo che 1/5 del tempo dei recruiter è speso per osservare la nostra foto. In aiuto ci viene Guy Kawasaki (the art of social media) che raccomanda per la foto:

  • Posizione del viso obliqua (no frontale, no di profilo);
  • Luce frontale sul viso;
  • Occhi a 2/3 della foto;
  • Almeno 600 pixel;
  • Stessa foto per tutti i social.

Inoltre, si è appurato che la progressione di visualizzazione del proprio profilo è: foto, ruolo, posizione lavorativa attuale, connessioni (sei connesso con) pertanto è buona cosa inserire qui le nostre parole chiave. Ricordiamo che un cliente decide se proseguire nella lettura del profilo nei primi 4 secondi.

Alcune osservazioni, che non valgono solo per il mondo Linkedin, sono:

  • il cliente cerca una soluzione ai suoi problemi, se non sei la persona che può risolverli, passerà ad un altro profilo;
  • il cliente non vuole comprare cosa fai ma la ragione che ti spinge a farlo, il perché svolgi quell’attività. A riguardo, consiglio un interessante libro di Simon Sinek (Start with Why).
  • il tuo pensiero, le tue opinioni, anche non relative alla tua professione, ti caratterizzano;
  • i clienti vogliono essere coinvolti emotivamente (neuroni specchio).

Per incrementare la propria visibilità, ecco alcuni consigli direttamente da linkedin (nella parentesi il tempo da dedicare).

  • 2 status update al giorno (1h / settimana)
  • 1 post lungo ogni 2 settimane (2h / settimana)
  • Post su company page ogni 3/4 volte al giorno (1h al dì)
  • 1 presentazione su slideshare alla settimana (30 min al dì)
  • 1-2 discussioni a settimana nei gruppi (20 minuti al giorno).

Ultimo, ma doveroso consiglio sul libro dell’ingegnere Bellini dal titolo “Come usare linkedin per il tuo business”.

Spero che questo articolo possa fare un po’ di chiarezza sulle potenzialità di Linkedin per la propria professione.

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