Boss Vs Leader

Chi è considerato un vero leader?

Mirko Corna Business 0 Comments

Boss Vs Leader

Leader si nasce … oppure

Alzi la mano chi non si è mai imbattuto in un’immagine o una lista comparativa tra le doti di un buon leader e quelle di un boss, come quella raffigurata. Personalmente, anche se il contenuto è quasi sempre ineccepibile e sono ricche di frasi ad effetto, non mi hanno mia colpito più di tanto; non so voi.

Il boss dice “fallo / vai” mentre il leader dice “facciamolo / andiamo”. Ok, quindi?

Stando a questa lista, se anziché dire a qualcuno “fallo”, dicessi “facciamolo”, sarei considerato un leader? Non credo basti così poco!

Prima ancora di comprendere le differenze tra un leader e un boss, mi sono chiesto:

  • Chi è considerato un leader?
  • Perché agisce da leader?
  • Leader ci è nato o lo è diventato?

Delle risposte convincenti, anche se forse solo parziali, le ho trovate in un intervento tenuto al TEDTalk da Simon Sinek, l’antropologo famoso per il concetto “Start With Why“.

Concedetevi 12 minuti di tempo per vederlo; non ve ne pentirete!

Partiamo dal concetto stereotipato secondo il quale la leadership è un concetto binario: o 0 o 1. In altre parole:

Leader si nasce, non si diventa (o ce l’hai o non ce l’hai)

Anche Simon partì dal medesimo concetto ma dovette ricredersi visionando le gesta del capitano William Swenson. Durante un’operazione in teatro di guerra, il capitano corse in mezzo al fuoco nemico per salvare un commilitone ferito, lo caricò sull’elicottero di soccorso, si piegò su di lui, lo baciò in fronte e poi si allontanò per proseguire la sua missione.

Visionando il video, Simon si è chiesto: perché alcune persone compiono degli atti di puro altruismo, mentre altre pensano solo al proprio tornaconto? Sono forse semplicemente persone migliori?

Quello che scoprì è che chiunque, nel giusto ambiente e con i giusti stimoli, può compiere azioni notevoli. La riprova è che, ponendo ad altri “eroi” la domanda “perché l’hai fatto?”, Simon ha sempre ottenuto una ed una sola risposta:

“Perché loro lo avrebbero fatto per me”

Questa risposta ci fa comprendere come l’ambiente che li circonda sia carico di collaborazione e fiducia reciproca; del tutto differente dalla locuzione latina “Mors tua vita mea” presente in molte altre realtà.

Il problema con la fiducia ed il senso di collaborazione è che sono sensazioni,non istruzioni.

50.000 anni fa, nel paleolitico, la natura ce la metteva tutta a terminare la nostra sopravvivenza. Per contrastarla abbiamo sviluppato concetti quali socializzazione, fiducia e collaborazione, necessarie alla sopravvivenza di noi stessi e della tribù. Io mi sentivo al sicuro perché qualcuno vegliava su di me.

Anche nell’era moderna siamo circondati da numerosi pericoli quali fluttuazioni di borsa, nuovi modelli di business, nuove tecnologie, che potrebbero quantomeno ostacolare, se non distruggere, il nostro successo, il nostro stile di vita. Le uniche variabili comuni tra il paleolitico e i tempi moderni sono le condizioni dentro l’organizzazione. E’ qui che la leadership ha la sua importanza; perché è il leader che decide. Quando il leader si preoccupa che le persone al suo fianco possano sopravvivere, magari sacrificando se stesso, possono succedere cose strabilianti. La stessa cosa può succedere quando un individuo si sente sicuro, convogliando le proprie energie alla difesa della propria organizzazione, anziché in inutili lotte interne (Mors tua vita mea).

Un altro di leadership ci è dato da Charlie Kim, CEO di Next Jump, che ha implementato per i propri dipendenti un concetto di impiego per la vita. La sua visione è trattare i dipendenti come se fossero propri figli. Qualora un dipendente non raggiungesse i propri obiettivi personali non sarebbe licenziato ma anzi aiutato e supportato per fare meglio; proprio come farebbe con un figlio.

Un altro grande esempio di leadership è dato da Bob Chapman che, per effetto della recessione, ha ricevuto il 30% in meno degli ordini, con una perdita stimata di 10 milioni. Quando il consiglio propose il licenziamento di alcuni dipendenti per ridurre le perdite, Bob propose una soluzione non convenzionale. Anziché dar via ai licenziamenti, tutti i livelli aziendali sarebbero stati costretti a prendersi 4 settimane non retribuite durante l’anno. Quello che piacque non fu tanto la proposta di Bob, ma come la propose in azienda:

“è meglio che tutti noi soffriamo un po’, piuttosto che permettere che qualcuno di noi soffra molto”.

Scattò così nei dipendenti il senso di sicurezza dato dal proprio leader. Il risultato fu non solo un risparmio di 20 milioni ma si instaurò spontaneamente una forte solidarietà aziendale in cui, chi si poteva permettere di più, si scambiava con chi si poteva permettere di meno; alcuni si prendevano 5 settimane affinché qualcuno potesse prendere solo 3.

Per concludere, mi lascio tentare da qualche frase riassuntiva che mi ha toccato il cuore:

  • La leadership è una scelta non è un rango. Troverete numerosi dirigenti lontani da qualsiasi concetto di leadership, così come troverete persone umili che di leadership ne hanno da vendere.
  • Li chiamiamo leader perché sono sempre in prima linea;
  • Li chiamiamo leader perché si prendono dei rischi prima di chiunque altro;
  • Li chiamiamo leader perché sceglieranno di sacrificarsi così che le persone attorno a lui possano essere sicure e protette.

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