Public Speaking

Appunti di Public Speaking (parte 3 di 3)

Mirko Corna Business 0 Comments

Public Speaking: ovvero l’arte di parlare in pubblico
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Siamo giunti all’ultima parte degli appunti riguardanti il Public Speaking, la precedente la potete trovare qui.

Negli appunti precedenti abbiamo compreso quanto siano importanti le fasi preparatorie. Ci siamo focalizzati sull’ambiente, sul contenuto ed infine su noi stessi. Ci siamo preparati come suggerito in precedenza. Addirittura l’apertura è stata una bomba (tradotto: quasi tutto il pubblico era ancora sveglio) ma comprendiamo che manca ancora qualche cosa prima di partire con il discorso.

Prima di partire in quinta, non sarebbe una cattiva idea fornire al pubblico l’agenda del discorso.Come per molte altre cose nella vita, dovremmo dosarla adeguatamente. Troppo minuziosa farebbe addormentare la platea, stringata non farebbe comprendere al pubblico il tema del discorso.

Altra accortezza: non forniamo alla platea una replica delle informazioni già in loro possesso. Le informazioni contenute nei volantini, nei dépliant o nell’invito all’evento non devono essere ripetute. In linea generale il pubblico sa leggere e quindi è buona norma fornirgli informazioni sull’agenda non contenute da altre parti.

Dopo aver fornito l’agenda del discorso, ricordiamoci di condurre il discorso modificando la varietà vocale. Con varietà vocale si intende il trittico: tono, volume e velocità del discorso. L’obiettivo, come già accennato, è quello di non far assopire la platea. Immaginate, per un istante, di mantenere lo stesso discorso con il medesimo tono. Come vi sembra? Piatto, sciapo, senza colore? Identico scenario se il volume o la velocità rimanessero invariate per tutto il discorso. Il vostro pubblico necessita di qualche cambiamento di tanto in tanto, altrimenti .. la risposta la sapete già.

Ora, un punto spesso sottovalutato: le domande dal pubblico. Quando dobbiamo prevedere questo momento? Spesso immaginiamo che questa parte sia quella conclusiva; dopo questa ci sono solo i saluti.

Niente di più sbagliato!

Vi siete preoccupati dell’ambiente, dell’apertura del discorso, del contenuto e della vostra presenza scenica. Ed ora vogliamo congedarci con il pubblico con una possibile serie di domande e con un banale “grazie per l’attenzione”?

Direi di no!

Teniamo in considerazione che questo momento ha differenti scopi:

  • comprendere cosa il pubblico ha compreso (consideriamola una lesson learned per i prossimi discorsi);
  • rendere il pubblico più coinvolto nel nostro discorso.

Io aggiungerei una punta egoistica: il discorso è nostro e dobbiamo essere noi ad avere l’ultima parola!

Anche lo scoglio delle domande è superato e non ci rimane altro da fare che chiudere il discorso con il botto. Come?

Anche in questo caso, non c’è una regola generale valida per tutte le occasioni; sai che noia altrimenti! Tra i tanti suggerimenti, quelli che ho reso miei sono:

  • short summary – Ricapitoliamo i punti dell’agenda, fornendo un riassunto di quello che abbiamo detto nel discorso.
  • restate the title – se il titolo o il tema del nostro discorso fosse stato “come parlare in pubblico” una possibile chiusura potrebbe essere “ora sapete come comunicare con il pubblico …”
  • invogliare il pubblico a compiere le azioni suggerite nel discorso (non sempre è possibile)
  • chiudere con una citazione autorevole e largamente condivisa. Attenzione in questo caso. Assicuriamoci che la citazione sia realmente autorevole e riportiamola con precisione.

Per concludere, ricordiamoci che:

  • la pratica rende perfetti
  • e, come direbbe Luca Mazzucchelli, “fail fast” ossia “sbaglia in fretta”.

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