Public Speaking

Appunti di Public Speaking (parte 1 di 3)

Mirko Corna Business 0 Comments

Public Speaking: ovvero l’arte di parlare in pubblico
Public Speaking

Public Speaking

Molti corsi di Public Speaking partono dal concetto base che tenere un discorso può essere un’attività stressante, quasi titanica, ed in parte è vero. Quello però che non si prende mai in considerazione è che, con piccole accortezze, potremmo trasformare l’evento in un’attività positiva? Come?

Eccovi gli appunti presi nel corso di Public Speaking. Spero possano essere elementi di spunto e di riflessione per la vostra professione.

Iniziamo con la scelta della sede. La sede può avere un impatto notevole sul risultato che andremo ad ottenere. Se è possibile, prendiamoci del tempo per visionare l’ambiente in cui terremo il discorso. Conoscere le dimensioni del palco, la conformazione e le dimensioni della sede, la disposizione delle sedie o dei tavoli, la postazione a noi dedicata, le luci e l’eventuale presenza di dotazioni audio, video e informatiche potrebbe aiutarci a familiarizzare con l’ambiente e, di conseguenza, prestare maggiore attenzione al nostro discorso anziché a ciò che ci circonda.

In secondo luogo dovremmo rispondere alla domanda: quale sarà la modalità con cui esporremo il nostro discorso? Avrà un filo conduttore o snoccioleremo una serie infinita e noiosa di dati? Ovviamente questo è altro tassello importante dell’arte di parlare in pubblico e deve avere uno specifico focus. Il consiglio che spesso sento è quello di esporre il discorso raccontando una storia. Grazie ad essa avremmo la possibilità di coinvolgere maggiormente la nostra platea e fissare i concetti chiave. Non è necessario scriverla tutta d’un fiato. Sfruttiamo l’abilità di rielaborazione delle idee della nostra mente e concediamoci la possibilità di aggiornare, rimuovere o aggiungere tasselli alla nostra storia man mano che ci vengono in mente.

Come possiamo tenere il filo della storia che andremo a raccontare? Semplicemente tenendo una piccola storyboard della nostra storia. La storyboard non è altro che una rappresentazione schematica della nostra storia. Non deve necessariamente raccontare ogni dettaglio del discorso ma deve fornirci uno spunto per ricordare una specifica parte. Il consiglio è quello di unire una breve frase riassuntiva con un’immagine.

Un altro aspetto su cui dovremmo focalizzare la nostra attenzione è la risposta alla domanda: a chi ci rivolgeremo? Ovviamente, non è obbligatorio conoscere personalmente tutto il nostro pubblico, specialmente se vasto. Un trucco, spesso utilizzato dagli oratori navigati, è quello di rappresentare la platea attraverso due o tre persone tipo. Cosa gli piace, che aspettative ha, qual è il suo livello di istruzione, che cosa ci accomuna con loro, come possiamo creare un feeling con loro? Tutto questo ci permetterà di avere un tono più rilassato con la nostra platea.

Rispondi